A M B I E N T E

L' ACQUA

di Roberto Bertoni e Alcide Calderoni
Primi ricercatori presso l'Istituto Italiano di Idrobiologia del CNR, Pallanza (Novara)

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Come salvaguardare i laghi

Salvato da morte per acidità e ora completamnte fruibile il lago d'Orta, dopo l'intervento di "liming" progettato e curato dall'Istituto, torna al suo vecchio splendore

pianta topografica
La sede dell'Istituto Italiano di Idrobiologia "Dott. Marco de Marchi" a Verbania Pallanza sul lago Maggiore

In questo secolo la popolazione umana è aumentata di oltre cinque volte e parallelamente è aumentata la richiesta di acqua dolce per le necessità vitali e per lo svago. Ma le risorse idriche della Terra sono soltanto per lo 0,2% costituite da acqua dolce raccolta nei laghi o nei fiumi. Sempre nel corso di questo secolo è emerso che esistono limiti molto severi alle possibilità di sfruttamento degli ecosistemi lacustri e allo stress al quale essi possono essere sottoposti senza perdere il loro valore come risorsa per l'umanità.

È perciò essenziale gestire queste risorse in modo da offrire anche alle generazioni future le stesse opportunità d'uso che oggi abbiamo e anzi, se possibile, da incrementarle. In questa ottica, una gestione corretta degli ecosistemi acquatici deve porsi l'uso sostenibile intergenerazionale della risorsa come una condizione da soddisfare a priori, anziché come un problema da affrontare a posteriori.

Non è saggio basare sull'improvvisazione o su interventi di emergenza la salvaguardia di un patrimonio prezioso e difficile da amministrare come i laghi. Al contrario, l'estrema complessità degli ecosistemi acquatici e la durata della loro esistenza, normalmente valutabile con una scala temporale geologica, impone che le scelte gestionali siano fondate su solide basi conoscitive per evitare di commettere errori che avrebbero effetti inevitabilmente prorogati nel futuro. Queste basi sono fornite dalla Limnologia (dal greco: studio dei laghi) che è appunto la scienza che studia le raccolte d'acqua dolce disseminate sulla superficie terrestre. Com'è facilmente intuibile, sono molte le discipline scientifiche che la Limnologia deve compendiare in un'unica visione dinamica. La Limnologia è, in altre parole, una scienza interdisciplinare, volta a studiare i corpi d'acqua e la loro evoluzione sotto le spinte interagenti delle vicende climatiche, delle alterazioni ­ naturali o antropogenetiche - del bacino imbrifero che trasporta le acque meteoriche al lago, del modificarsi dei popolamenti vegetali, animali e microbici che nel lago vivono. È un'integrazione di non facile realizzazione perché gli esperti delle singole discipline parlano linguaggi diversi, usano strumenti diversi, studiano oggetti caratterizzati da una complessità analitica assai differenziata e, di conseguenza, associabili a livelli di "certezza" della misura molto differenti. Lo sforzo di integrazione è però irrinunciabile a meno di negare la complessità degli ecosistemi naturali in nome di un riduzionismo che non è nella natura ma è, piuttosto, frutto di un umano bisogno di spiegare pur nell'incapacità di capire.

trasferimento di energiaRappresentazione del trasferimento di energia dalle popolazioni vegetali (fitoplancton) a quelle animali (zooplancton) e del riciclo della sostanza organica ad opera dei batteri eterotrofi

Per questo la ricerca sviluppata nell'Istituto Italiano di Idrobiologia, fondato nel 1938 e attualmente diretto dal Dr. Riccardo de Bernardi, è andata assumendo nel corso degli anni un indirizzo interdisciplinare che ha determinato l'articolarsi dell'attività dell'Istituto in cinque linee di ricerca volte allo studio:

- della meteorologia e dell'idrologia dei bacini imbriferi nonché dei loro effetti sul ciclo termico ed i movimenti delle masse d'acqua lacustri;

- dell'ecofisiologia delle reti trofiche lacustri, esaminando la dinamica dei popolamenti vegetali, animali e microbici e le interazioni trofiche che li legano;

- dell'evoluzione delle condizioni trofiche dei laghi alla luce dell'impatto antropico che essi subiscono, anche confrontando l'evoluzione in atto con lo stato trofico pregresso individuato con indagini paleolimnologiche;

- delle deposizioni acide e dei loro effetti sugli ecosistemi acquatici nonché dell'ecotossicologia di microinquinanti;

- delle strategie di gestione e recupero di ambienti lacustri attraverso tecniche di interventi diretti nell'ecosistema.

In particolare, le due ultime linee di ricerca, pur godendo del supporto di studi caratterizzati da una finalizzazione non immediatamente riconoscibile, sono direttamente orientate alla salvaguardia dei laghi e questo fatto ne rende subito evidente a chiunque l'utilità. Esse hanno consentito, tra l'altro, interventi di recupero di grandi laghi come il Lago d'Orta, fino a pochi anni or sono il più grande lago acido del mondo ed oggi, dopo l'intervento di liming progettato e curato dall'Istituto, un lago risanato e quindi completamente fruibile. Segue pag. 2